venerdì 9 settembre 2016

Biscotti gelati (o gelati biscotti?) raw. Nel dubbio io mangio e speriamo che mi passi.

Quando ero piccolina adoravo il mese dei rientri, ero contenta dell'arrivo di settembre perchè significava cominciare ad andare in giro a fare shopping per la scuola, scegliere il diario, ogni due o tre anni anche l'astuccio e lo zaino, ricomprare matite e penne colorate nuove, e persino fare quelle spesso interminabili code davanti alle librerie del nuovo o dell'usato con quel barlume di curiosità al pensiero di vedere in anteprima i volumi che avrei utilizzato durante l'anno, con tutte quelle cose nuove da imparare e quegli spazi di esercizi da riempire (o, e questo generava generalmente meno eccitazione, da cancellare. Perchè mica potevo mai nella vita lasciare gli esercizi già fatti da qualcun altro!). E poi i primi giorni di scuola, quelli dove si perdeva praticamente tutto il tempo a raccontare dove si era stati durante le vacanze e a spiegare a grandi linee i programmi per l'anno scolastico venturo. Quelli del liceo erano leggermente diversi: si cominciava già a spiegare e si assegnavano i primi compiti, che, inspiegabilmente, non vedevo l'ora di tornare a casa a fare.
Tutto questo mi manca, soprattutto adesso che non studiando più nè lavorando, per me settembre è un mese come un altro, mi accorgo che l'estate sta giungendo agli sgoccioli ma vivo il crepuscolo della bella stagione pressochè interamente sulla pelle degli altri, me ne accorgo dalle giornate che si accorciano, dalle strade che si ripopolano e dalle code per la città a qualsiasi ora del giorno, il cielo che comincia a essere spesso coperto, la maggior parte della frutta e verdura estiva comincia a scarseggiare, almeno quella buona, dai banchi del mercato. Ma per me non significa nessun nuovo inizio, o ri-inizio. 
Il fatto di avere ancora una piccola "vacanza" da fare, anche se nasce principalmente con l'intento di andare a trovare un'amica che si è trasferita alle Canarie, confonde ancora più il tutto.
E' stata un'estate incredibilmente lunga per me, si è trascinata lenta e pesante, nonostante per il mese di giugno si può dire tutto fuorchè sia stata estate.



Negli ultimi anni, in cui la fine di questa stagione significava ricominciare a seguire le lezioni all'università, l'avrei prolungata invece fino all'infinito. Non ho mai fatto mistero non aver amato questi anni e di averli anzi piuttosto sofferti, delusa dall'ambiente che mi sono trovata davanti e da ciò che il corso di studi effettivamente ha offerto.
E' il secondo anno che di lezioni non ne devo seguire più, eppure ancora questo percorso è tutt'altro che concluso. E' un settembre che non vede il principio nè la fine di niente, è un settembre che mi lascia nell'illusione di poter perdurare oltre in questa condizione di sospensione, in cui però non sto più comoda come un tempo. So che devo dare una svolta e so cosa devo fare perchè ciò avvenga, ma le paure di non farcela, e gli incidenti di percorsi che nel frattempo si sono presentati mi bloccano e mi fanno muovere con meno agilità e sicurezza.
Più rimango in questo stato di stallo più l'insofferenza aumenta ma più diventa anche difficile sbloccarsi. E' un cane che si morde la coda. Vorrei che almeno procrastinare mi facesse sentire bene come un tempo, ma neanche questo mi tranquillizza più. E mentre cerco scappatoie, scorciatoie e aiuti del pubblico l'insicurezza e l'indolenza generali si sono riflettute anche su questo spazio.
Mi sembra di non stare combinando nulla nella vita (il che di fatto è vero) e questa sensazione si ripercuote anche qui, vorrei dare una svolta anche a questo spazio, fare un passo ulteriore perchè almeno lui non rimanga fermo, ma la tendenza a rimandare e la passività si diramano come un'edera velenosa e mi lasciano con un "vorrei" che ho paura di non avere le capacità per trasformare in qualcosa di concreto.
Tornare è stato faticoso. Ma spero che sia un po' come tutto il resto delle attività: l'inoperosità causa necessariamente una perdita di allenamento, ma se si fa lo sforzo di ripartire il grosso del lavoro è già fatto e a riprendere la mano ci vuole un attimo.


Anche perchè a differenza delle scorse estati di cucinare non ho smesso affatto. Frutta ne ho mangiata poca, ho continuato a cuocere spesso anche a pranzo e persino a sfornare qualche dolcetto anche nei periodi più caldi. A mangiare poi, l'allenamento non l'ho perso di certo! La fame come al solito non diminuisce, nemmeno con quaranta gradi, anzi, per qualche strana ragione, soprattutto al pomeriggio, mi si formano delle voragini nello stomaco veramente faticose a richiudersi. Quindi, se fuori si boccheggia, si va di gelato, è ovvio.
Questo è il perfezionamento di un'idea stramba che mi era venuta un pomeriggio di ritorno dalla piscina, quando mi era venuta una voglia matta di un gelato confezionato che ovviamente in versione vegana figurati se esiste. Allora ho preso questo gelato raw che avevo già fatto in precedenza,gli ho dato una frullata per riammorbidirlo e in (sentita) mancanza di biscotti tipo digestive o chocolate chips, l'ho ficcato tra due gallette di riso (glassate al cioccolato però, eh). Nonostante l'azzardo è stato abbastanza zozzo da placare la voglia del momento. Era ovvio che ci dovevo rimettere mano però, perchè io un biscotto gelato è da secoli che non lo mangio e lo dovevo rifare per benino per soddisfare compiutamente il bisogno di questo alimento assolutamente necessario e fondamentale.
Ho provato a cambiare un po' la ricetta rispetto a questa in cui il rapporto tra anacardi e cocco era molto più a favore dei primi per renderla un po' più light. Anche diminuendo i grassi dati dagli anacardi e usando solo acqua di cocco invece che latte la consistenza è venuta ottima comunque.






lunedì 22 agosto 2016

Ios, la Ventosa

Buon inizio settimana! Siete già tornati tutti dalle vacanze? Le mie possono a questo punto dirsi ufficialmente terminate con gli ultimi quattro giorni trascorsi nella Capitale con la mia ormai fedelissima compagna di scorribande Romane.
Tra un aperitivo e l'altro non mi sono però dimenticata che manca ancora una parte di racconto per completare i ricordi di viaggio della vacanza in Grecia, quella relativa alla tappa ad Ios.



Come avevo anticipato nello scorso post, se Santorini mi era apparsa autentica e fedele a se stessa nonostante si pieghi comunque molto alle esigenze dei turisti offrendo ogni tipo di comodità non ho del tutto avuto questa sensazione riguardo ad Ios, che dorme il giorno e si sveglia la sera.
In cui tutta la vita si concentra tra il porto, il piccolo villaggio di Chora e il lungomare di Mylopotas che si situano tutti nel raggio di 5 km l'uno dall'altro, mentre il resto dell'isola è pressochè abbandonata a se stessa, composta da montagne e varie spiagge disseminate lungo la costa, neanche tutte raggiungibili per mancanza di strade.


Essendo pressochè inabitata da Greci, tutte le attività commerciali sono prettamente indirizzate ai viaggiatori, con un esubero di pub e beach bar quasi identici l'uno all'altro pieni di giovani turisti australiani e americani e il loro divertimento esuberante e chiassoso. L'età dei visitatori dell'isola è di media molto giovane e si aggira intorno ai vent'anni, e numerosi sono gli italiani che abbiamo incontrato in spiaggia e in giro per i locali.
Questo mi ha lasciato un po' la sensazione di un luogo costruito ad arte per il divertimento e il comfort di chi viene da fuori, cercando di far sentire il turista a casa riproponendo una copia di ciò che chiunque potrebbe trovare nel posto dove risiede, a scapito di strutture maggiormente tipiche come invece si incontrano più spesso a Santorini.


Mylopotas, Ios
La piscina del Far Out Beach Club

lunedì 1 agosto 2016

La magia di Santorini

Mi sono letteralmente innamorata di Santorini. Delle sue chiesette bianche e dei tetti blu che si scorgono tra le pareti rocciose delle montagne, di quelle strade brulle e selvagge dalle quali ogni tanto si vede spuntare un cactus inaspettatamente ricco di fichi d'India. Del lungomare di Kamari con i suoi ristorantini tipici, che fanno a lotta l'uno contro l'altro offrendo i più vari servizi per accaparrarsi il maggior numero di clienti.



Della sua parte più chic ed esclusiva, più benestante, dove le boutique di alta classe si susseguono in mezzo alla bianche strade di Oia, un lusso ostentato contro la bellezza naturalmente mozzafiato dal panorama circostante e del tramonto che si consuma dall'altro lato delle vetrine. Del sognare, un giorno, che in una di quelle piscine che si affacciano sul mare ci sarò anch'io, circondata dal blu della notte e dell'acqua, senza pensieri, solo un calice di bollicine in mano e le luci delle barche a rischiarare l'oscurità.



Ho apprezzato la gentilezza della gente del posto, sempre disponibile ad aiutarci (dalla prima sera quando il tassista ci ha portati all'albergo sbagliato fino al giorno della partenza per Ios, quando nonostante le ripetute chiamate era impossibile riuscire ad avere un taxi ma siamo incredibilmente riusciti comunque ad arrivare in tempo per il traghetto) senza l'intento di approfittarsene, la temperatura perfetta, il profumo dell'aria pulita, il sapore genuino anche di un semplice pomodoro.



Rispetto ad Ios, ho trovato che la distanza tra la parte più naturale e quella turistica fosse meno incolmabile: Santorini è equilibrata, rimane sè stessa pur offrendo ogni tipo di comodità e servizio ai visitatori, senza mai apparire finta o costruita.



Ma partiamo dall'inizio con il racconto dei primi quattro giorni a Santorini e di quali sono state le nostre tappe, mangerecce e non.
Essendo atterrati alle 20.30 di sera e avendo perso parecchio tempo per raggiungere l'albergo giusto (assicuratevi che l'autista degli shuttle fuori dall'areoporto abbia VERAMENTE capito dove portarvi!:D) la sera siamo rimasti nei paraggi di Kamari, dove alloggiavamo in un carinissimo appartamento e abbiamo mangiato, affamatissimi, nella prima taverna greca che abbiamo trovato.
Devo dire che ero già piena dopo il 1/2 litro di mythos, la birra tradizionale greca - un po' come la nostra Moretti per intendersi- scolato praticamente per intero prima che arrivasse da mangiare, quindi sono stata più che a posto con una porzione di dolmades e un'insalata di verdure miste, pomodorini secchi e capperi a cui ho chiesto di rimuovere il formaggio grigliato.
Nota sulle insalate: sono presenti in TUTTI i ristoranti, spesso con il formaggio, ma non fanno mai problemi se si chiede di ometterlo. A differenza dell'Italia, dove per uno scherzo di insalata di partono anche dieci euro, qui le porzioni sono veramente abbondanti, e golosità e voglia di assaggiare più cose a parte, secondo me molto spesso anche sufficienti a saziarsi.

venerdì 8 luglio 2016

Grawnola alla spirulina, proteine della canapa e albicocche secche. Cronaca di una dipendenza.

Sì, forse stiamo diventando un po' monotematici qui. Si vedono solo gelati, frulllati, frullati gelati, dolcetti raw, ogni tanto qualche insalata, e poi di nuovo dolci - meglio se raw e gelati. Non ho mai fatto mistero della mia predilezione per questo tipo di preparazioni a base di frutta fresca, disidratata, noci e semi, e anche se quest'estate non sto seguendo tanto rigorosamente come le scorse un'alimentazione cruda, continuo a preferire questo tipo di prodotti e cibi.
Pur nel mio mantenere un linea abbastanza coerente con sè stessa per quanto riguarda ciò che preparo e di conseguenza pubblico trovo che le possibili combinazioni tra le famiglie di ingredienti indicati prima siano così vaste che sia impossibile ripetersi e dare vita a qualcosa che sia eccessivamente somigliante a qualcosa che ho già fatto, e spero perciò di riuscire a proporre sempre qualcosa di diverso seppure alcune materie prime rimangano costanti.


Di granole crudiste infatti ormai ne sono già comparse tre. E' un prodotto che utilizzo molto spesso come topping di gelati di banana, frullati al cucchiaio, ma anche, perchè no, al mattino nel latte o nello yogurt, che pur non essendo a loro volta crudi rimane pur sempre preferibile accompagnarli a qualcosa di integrale e fatto in casa piuttosto che a tanti muesli ricchi di grassi o zuccheri raffinati che si trovano in commercio. Non riesco a fare a meno della "parte croccante", mi piace sgranocchiare e trovarne i pezzettini nascosti tra le curve morbide del gelato. Ovviamente è anche uno snack comodo da portarsi dietro in un sacchettino al posto delle barrette, essendo completo di fibre, proteine e grassi (dei semi) riempie e tieni sazi per un po'.
Appena ne finisco una scorta, comincio subito a pensare a come poter fare quella successiva: c'è stata quella golosa al cacao nel periodo Natalizio in cui non potevo concepire qualsiasi cosa che non fosse a base di cioccolato, c'è stata quella più sana e vitaminica con le bacche di goji, ora, nella mia fase da (finta) fitness addicted ve ne presento una *leggermente* più proteica e arricchita da un superfood che personalmente adoro, la spirulina. Mi piace tantissimo il suo colore e il suo retrogusto lievemente marino, persino nel dolce (anche il gelato di banana al gusto spirulina è una bomba!). Aspetto soggettivo a parte, è un alimento completo da un punto di vista proteico (contenendo tutti e 8 gli amminoacidi essenziali) oltre a contenere acidi grassi omega 3 e 6. Ricca di ferro e calcio (dicono addirittura 26 volte più del latte di mucca!), risulta anche molto utile per l'espulsione dei metalli pesanti dal proprio organismo. Un vero concentrato di proprietà benefiche quindi, da non farsi mancare in dispensa.
Come al solito la preparazione richiede di partire con almeno un paio di giorni di anticipo, per l'attivazione del grano saraceno e il passaggio in essiccatore.